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Uno dei fattori frenanti dello sviluppo è il credito, inadeguato e insufficiente. Un’economia come la nostra (retrocessa a livello di “territorio non ancora sviluppato”)  ha bisogno di un sistema  adeguato alle sue necessità.  La struttura finanziaria delle imprese non è molto diversa da quelle degli anni ’80.  Le debolezze si sono anzi accentuate perché la concorrenza dei paesi emergenti nell’ambito della globalizzazione che penalizza i paesi e settori meno idonei e capaci rende più complessa la sopravvivenza.   C’è assoluta necessità di creare una banca di sviluppo per la Sardegna.  Con due funzioni: sostegno all’area in crescita e supporto all’area in ritardo.  La creiamo come banca pubblica. Lanciamo la Sfirs capitalizzando come necessario e trasformiamola in istituto che amplia le funzioni attuali di banca di “last resort” ossia di istituto che assume i rischi necessari perché’ non deve fare utili ed espletare quelle funzioni che ad esempio aveva il credito industriale sardo (gli istituti

Ogni rivoluzione industriale ha segnato nei secoli cambiamenti epocali in tutte le economie del mondo, sia in positivo che in negativo. I paesi che sono stati lungimiranti e si sono fatti trainare dal vento del cambiamento hanno saputo creare ricchezza economica. In questo momento è in atto la rivoluzione dell’industria digitale, dirompente, veloce, complessa.  Il mondo è sempre più connesso ad internet. Mentre prima ad essere connessi erano le persone, oggi ci avviamo alla connessione planetaria di ogni cosa (IOT Internet of Things, Internet delle cose), automobili, elettrodomestici ecc

Sarà la più moderna e rivoluzionaria sfida europea contro la burocrazia. La sussidiarietà non è solo quella verticale che dovrebbe trasferire i poteri dallo Stato, alle Regioni, ai Comuni, ma anche quella che trasferisce i poteri al cittadino. Sarà una rivoluzione. Geometri, ingegneri, geologi, agronomi, periti, commercialisti, avvocati, tutti coloro che sono abilitati alla professione, se vorranno potranno essere responsabili anche della procedura amministrativa. Progettisti e autorizzatori. La macchina amministrativa esistente avrà il compito di svolgere la funzione consultiva e di verificare a campione l’applicazione corretta delle norme, che dovranno essere sempre più chiare e definite. 

Puntiamo a realizzare un piano strategico per la prima casa con la  costruzione di case e quartieri a misura d'uomo con soldi pubblici e che venda a prezzo di costo queste case a famiglie non proprietarie con la formula del mutuo sociale: ovvero una rata di mutuo senza interesse, una rata che non superi 1/5 delle entrate della famiglia, una rata che viene bloccata in caso di disoccupazione, una rata che non passa attraverso le banche. La formula del mutuo sociale si occuperà di costruire nuovi quartieri con modelli di bio-architettura tradizionale, a bassa densità abitativa e con tecniche innovative in materia di fonti energetiche rinnovabili. L’obiettivo è quello di sancire la pari dignità istituzionale della Regione e dei Comuni. Il nuovo Statuto regionale che intendiamo proporre sarà l’occasione per stipulare un patto autonomistico tra Regione ed Enti locali. Il nuovo Statuto deve contenere e quindi diventare lo Statuto delle Autonomie Sarde.

In questi anni la Regione Sardegna ha sempre più assunto una visione centralista che si è manifestata con l’incapacità di costruire una visione moderna sia dell’assetto istituzionale sia di quello organizzativo gestionale. Ha cercato di riportare a sé l’intero governo senza esserne capace e dimostrandosi fallimentare nella gestione organizzativa per via della cecità politica. Occorre avere ben chiaro il primario obiettivo: Sardegna, nazione dei Comuni. Il tradizionale modello “Regione-centrico” riproposto da centrodestra e centrosinistra in queste ultime due legislature è risultato fallimentare, occorre per questo pensare e costruire un vero e proprio sistema delle autonomie locali sarde. Il nuovo sistema delle autonomie deve vedere la RAS assumere un ruolo eminentemente legislativo e di coordinamento, in cui l’attività regolamentare ed amministrativa degli enti locali deve esprimersi nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. Il sistema degli enti locali deve funzionare in sinergia con la Regione, in modo da formare una rete

In questi anni il centrosinistra prima e il centrodestra dopo hanno proposto strategie fallimentari sia sul piano della visione che gestionali del governo del territorio. Hanno posto al centro del confronto la quantità delle volumetrie non ponendosi in alcun modo l’obiettivo strategico della qualità, a partire dalla riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’esistente in una moderna concezione di pianificazione dinamica e funzionale alle modificazioni economiche. Noi ribalteremo l’approccio al tema della pianificazione: non quantità ma qualità. Il primo provvedimento che adotteremo punta a rendere immediata e automatica la modifica della destinazione urbanistica all’interno di parametri funzionali prestabiliti in grado di attivare senza ulteriori perdite di tempo il recupero dell’esistente, dalle vecchie strutture minerarie a quelle militari, dalle vecchie volumetrie industriali a quelle dei piccoli paesi, consentendo, per esempio, la rifunzionalizzazione in chiave turistico ricettiva di tutte quelle abitazioni abbandonate e chiuse. Nel contempo ridisegneremo la pianificazione urbanistica e paesaggistica, con una legge urbanistica che

È un piano che segna la rinascita della grande e parzialmente conosciuta civiltà sarda. Primo concetto: ai sardi i Nuraghi, con la modifica costituzionale, statutaria e legislativa delle competenze attraverso il superamento delle soprintendenze statali e la nascita di una competenza specifica della RAS per la tutela e la valorizzazione e lo studio della Sardegna nuragica. Un progetto strategico culturale, economico e occupazionale in grado di creare migliaia di nuovi posti di lavoro. Nasce l’Autostrada dei nuraghi, l’illuminazione di tutti i siti nuragici della Sardegna, un piano di tutela urgente e a regime delle migliaia di presidi nuragici della nazione sarda. Un piano che rilancia un potenziale turistico e di brand nuragico valutato in 2,3 miliardi di euro.   Queste entrate potrebbero dare sostegno e supporto anche alle produzioni artistiche e artigianali espressione dell’identità nazionale sarda in un’ottica di incentivo da un lato alla diffusione di contenuti coerenti con una visione nazionale

In Sardegna non possiamo avere arroganti industriali sempre più ricchi, pastori sempre più poveri e una RAS preda dell’ignavia. Occorre promuovere un piano strategico per diversificare i prodotti in funzione di nuovi mercati, serve con urgenza una autority al di sopra delle parti, non di mediazione ma di certificazione, di quantità e qualità indispensabile per pianificare e governare le produzioni. Una autority antispeculazione, capace di regolare in modo scientifico la domanda e l’offerta del sistema lattiero caseario sardo. Occorre prefissare un quantitativo di latte da destinare al formaggio di punta, in questo caso il Pecorino Romano. Se ne deve produrre sempre e solo quello necessario a mantenere elevato il valore della produzione, senza mai alterare il valore commerciale del prodotto di punta, con il restante quantitativo di latte prodotto occorre orientare la diversificazione ad altre nicchie e nuove potenzialità.  Occorre azzerare le scorte e serve la volontà politica per farlo, ma non sono

Realizzare il più grande piano agro-pastorale e forestale della Sardegna. Far uscire il sistema agricolo dallo strozzinaggio bancario e dalla disastrosa gestione di questi ultimi dieci anni per trasformarlo nel più moderno sistema produttivo del Mediterraneo. Intervento immediato per la ricapitalizzazione delle aziende, una pala eolica remunerata per ogni azienda, serre produttive con la generazione di energia alternativa, sistemi di microirrigazione, processo colturale unitario per filiere territoriali e settoriali, piano unitario di commercializzazione e marketing. Primo obiettivo: non importare più prodotti agroalimentari. Oggi la Sardegna importa l’80% dei consumi agroalimentari, noi dobbiamo avviare processi che invertano la tendenza. Una grande piano Marshall per l’agro-pastorizia e la trasformazione. Sarà realizzata una dogana sarda ambientale e sanitaria nei porti al fine del controllo fitosanitario e veterinario di qualsiasi prodotto agroalimentare in ingresso individuando provenienza, legalità della produzione sul piano ambientale e sanitario e tracciandone il commercio in Sardegna.

L’obiettivo è concludere, con cantieri aperti giorno e notte, tutte le opere incompiute da quelle viarie e idriche, a quelle trasportistiche della Sardegna. Mettendo a punto un piano serio di opere da realizzare con tempi rapidi senza perdite di tempo. Una vera e propria task force in grado di rimettere in marcia il cantiere Sardegna spendendo tutte le centinaia di milioni inutilizzati dall’incapacità delle due ultime giunte regionali e riprogrammando tutti i ribassi d’asta e rimodulando il costo delle opere ripristinando parametri di uniformità con i costi europei della infrastrutturazione viaria e ferroviaria, idrica e portuale. In questo caso va posto come obiettivo strategico il riequilibrio di tutti gli indici infrastrutturali della nazione, da quello viario a quello ferroviario. Per quanto riguarda quello ferroviario è indispensabile riprendere la realizzazione di una grande dorsale ferroviaria e la sua connessione con le zone interne. In questo caso devono essere ripristinati gli accordi di