Settori vitali – Governo del territorio

Settori vitali – Governo del territorio

In questi anni il centrosinistra prima e il centrodestra dopo hanno proposto strategie fallimentari sia sul piano della visione che gestionali del governo del territorio. Hanno posto al centro del confronto la quantità delle volumetrie non ponendosi in alcun modo l’obiettivo strategico della qualità, a partire dalla riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’esistente in una moderna concezione di pianificazione dinamica e funzionale alle modificazioni economiche.

Noi ribalteremo l’approccio al tema della pianificazione: non quantità ma qualità.

Il primo provvedimento che adotteremo punta a rendere immediata e automatica la modifica della destinazione urbanistica all’interno di parametri funzionali prestabiliti in grado di attivare senza ulteriori perdite di tempo il recupero dell’esistente, dalle vecchie strutture minerarie a quelle militari, dalle vecchie volumetrie industriali a quelle dei piccoli paesi, consentendo, per esempio, la rifunzionalizzazione in chiave turistico ricettiva di tutte quelle abitazioni abbandonate e chiuse. Nel contempo ridisegneremo la pianificazione urbanistica e paesaggistica, con una legge urbanistica che sappia ridisegnare il ciclo edilizio-urbanistico-paesaggistico. Alla base di questo piano ci sarà la certezza del diritto, non più interpretazioni ma regole chiare, leggibili e inequivocabili. 

Puntiamo a progetti valutabili in termini informatici e non discrezionali attivando procedure di codifica di parametri e di conformità automatica.

Sarà il più moderno piano di efficienza organizzativa urbanistica mai attivato in grado di eliminare la stortura della discrezionalità interpretativa vero e proprio tumore della pubblica amministrazione e dare certezza al cittadino e al mondo dell’impresa.

 

Uniformeremo tutti i livelli di governo del territorio nazionale sardo, sino ad unificarli e renderli omogenei.

L’obiettivo è quello di evitare che quello che viene programmato in termini di infrastrutture, di investimenti, ecc. venga in contraddizione con quanto previsto o pianificato in termini di tutela e valorizzazione del territorio e dei beni culturali ed ambientali.

L’obiettivo è un raccordo dinamico, orientato secondo una visione strategica di un governo fortemente determinato al conseguimento degli obiettivi per i quali ha ottenuto il consenso popolare.

Il soggetto principale del sistema di governo del territorio è e resta il Comune, per la sua natura di primo ente esponenziale delle esigenze della collettività situata in un determinato territorio e, quindi, per la sua prossimità alle esigenze dei cittadini.

Al Comune, infatti, è affidato il compito di governare la città, l’urbano, nella sua dimensione complessiva e, quindi, necessariamente anche l’assetto del territorio che non a caso si esprime nelle più ampie competenze che attengono alle trasformazioni territoriali, ma anche alla gestione dei servizi urbani, alla manutenzione delle infrastrutture civili ed urbane, all’adeguamento e la programmazione degli interventi che quotidianamente devono essere svolti per garantire un adeguato livello di qualità della vita cittadina.

 

Nel quadro delle sue competenze, sempre più proiettate in termini di promozione dello sviluppo locale, il Comune deve poter disporre di uno strumento di governo del territorio, adeguato e più rispondente alle esigenze di flessibilità e di dinamicità connesse alle politiche di sviluppo.

Strategico diventa il ruolo delle amministrazioni locali per garantire certezze in ordine alle modalità attuative della pianificazione comunale, consentendo l’intervento dei privati là dove questi si assumano l’onere delle infrastrutturazioni che il soggetto pubblico non può assicurare per carenza di finanziamenti e quindi vogliano intervenire anche mediante strumenti moderni di project financing.

Bisogna rendere certe le procedure e non le prescrizioni, perché queste ultime derivano sempre da dati previsionali che sono espressione del tempo in cui vennero formulate e, nell’attuale società globale e dell’informazione, sono soggette ad una obsolescenza precoce.

Lo strumento del piano non è quindi da intendersi quale atto definito ed immutabile nel tempo ma come un piano-processo che si adegua costantemente all’evoluzione della realtà sociale ed economica ed alle prospettive di sviluppo.

 

La forma e la struttura dei nuovi piani urbanistici dovrà, inoltre, consentire all’autonomia comunale di manifestarsi nella sua pienezza e non soccombere ad interventi tutori o di controllo ormai anacronistici e fuori luogo perché manifestamente inopportuni o, addirittura, inutili. 

In questo quadro si inserisce il pieno governo della risorsa ambiente con il perseguimento della più totale indipendenza dallo Stato in materia di competenze e funzioni. 

Si deve perseguire a tutti i livelli la cancellazione del controllo statale e centralista sul territorio nazionale sardo. Tutte le competenze in capo alle soprintendenze, sia per il paesaggio che i beni culturali devo essere cedute alla RAS che ne assume il pieno e totale governo.

In questo campo si deve puntare alla piena e totale sardizzazione della gestione dell’attività venatoria che non potrà più dipendere da organismi avulsi ed estranei al governo del nostro territorio nazionale. Facendo assumere alla RAS la piena funzione regolatrice del sistema faunistico-venatorio, introducendo innovative formule di coinvolgimento dell’intero mondo venatorio nella difesa e nel presidio del territorio.