Sfida 3: zona franca integrale

Sfida 3: zona franca integrale

ZONA FRANCA INTEGRALE, INTERNA ED ESTERNA

La Sardegna è un’isola collocata al centro del Mediterraneo marginalizzata e resa ultraperiferica dalle politiche dello Stato italiano.

La condizione insulare grava con rilevanti effetti negativi economici e sociali sullo sviluppo e sull’occupazione della nazione sarda. La presente proposta di legge ha pertanto l’obiettivo di colmare il divario con i territori continentali derivante dalla condizione insulare. 

È fin troppo evidente che la condizione insulare costituisce un limite oggettivo, misurabile e parametrabile e tale svantaggio deve essere colmato non come concessione di un favore o di un vantaggio ma come pieno e oggettivo riconoscimento del diritto universale alla compensazione senza discriminazione alcuna nei confronti dei cittadini sardi e della stessa entità territoriale. 

È riconosciuto da studi europei e da previsioni legislative nazionali ed europee un divario rilevante in termini di trasporti, energia e servizi fondamentali in Sardegna. A tale proposito si rileva l’evidente e palese discriminazione economica e fiscale che ricade sui cittadini e sulle imprese operanti in Sardegna, considerato l’obbligo a uniformarsi al regime fiscale statale, senza tenere conto in alcun modo degli squilibri oggettivi che si ripercuotono gravemente in termini economici per quanto riguarda sia la gestione familiare che quella imprenditoriale. 

I sardi e le imprese sarde pagano le tasse come i milanesi e i romani, ma la differenza è sostanziale: Milano e Roma vivono connesse con i principali mercati e servizi nazionali ed europei e hanno costi di trasporti ed energia, per richiamare solo due dei principali fattori della produzione, decisamente molto più bassi di quanto non si registri in Sardegna. 

Tale discriminazione costituisce un vero e proprio vulnus costituzionale, in termini di coesione e di uguaglianza di diritti tra cittadini appartenenti alla stesso Stato e alla stessa comunità europea.

Per questa ragione, nell’ambito di un piano organico di riequilibrio del divario insulare, già avanzato il 4 gennaio 2010 con la proposta di legge atto Camera n. 3087 della XVI legislatura, «Piano attuativo per il riequilibrio dell’insularità della Sardegna (PARIS), in attuazione dell’articolo 13 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e dell’articolo 22 della legge 5 maggio 2009, n. 42. Delega al Governo in materia di risorse economiche per il finanziamento del Piano», si poneva l’esigenza di intervenire per eliminare questa grave discriminazione. 

Sardi Liberi intende perseguire un piano strategico economico-fiscale non più rinviabile che costituisca una vera e propria azione choc nel sistema produttivo e sociale della Sardegna e che consenta di invertire la complessa e grave condizione dell’Isola. 

In questa direzione, e ancor prima di inquadrare questa azione sul piano giuridico, va ribadito un concetto chiave: se la Sardegna fa parte di un sistema statuale ed europeo, lo Stato e l’Europa hanno l’obbligo imprescindibile e improcrastinabile di colmare tale divario, in termini di previsioni sia normative che economico-fiscali. 

Per essere ancora più chiari: l’istituzione di una zona franca integrale insulare deve gravare obbligatoriamente sulle finanze statali. 

È semplicemente inaccettabile e insostenibile che gli oneri debbano gravare sul bilancio della Regione, già gravemente provato dalla discriminazione in atto e dalle sue ricadute in termini economici e di entrate fiscali. 

È imprescindibile l’attuazione immediata e più estesa possibile all’intero territorio nazionale sardo di tutte le disposizioni legislative in essere, a partire dalla previsione statutaria e delle norme di attuazione in materia.

Per questa ragione è indispensabile un primo importante stanziamento da parte dello Stato al fine di coprire l’eventuale mancato gettito fiscale d’avvio della zona franca integrale della Sardegna. 

A tale fine deve essere obbligatoriamente destinata alla Sardegna una quota rilevante e proporzionale delle accise relative alla produzione petrolifera, assicurando così la copertura finanziaria per l’avvio della zona franca integrale insulare.

 

L’INSULARITÀ, UNO SVANTAGGIO DA COLMARE PERMANENTEMENTE

La zona franca integrale della Sardegna si inquadra anche nell’ambito di attuazione della citata legge n. 42 del 2009, che introduce in termini puntuali la questione relativa alla misurazione e alla compensazione dei divari legati alla insularità, che diventa sempre di più un livello oggettivo, oltre che politico, di definizione dei trasferimenti.

Si mira a definire con certezza il gap geografico permanente, sia sul piano economico che sociale, dovuto alla insularità.

Infine, si affronta il problema dei poteri legati alla modernità dell’attuale questione federale e autonomistica della Sardegna. 

È una materia da definire sui modelli europei già consolidati, dall’esperienza della Catalogna a quella dell’Irlanda. La nuova specialità autonomistica deve essere improntata sulla velocità di adeguamento dei poteri all’evoluzione economica. Non è un caso, infatti, che il fallimento dei precedenti piani di rinascita sia legato in parte a l’intempestività. Quando si decise di fare scelte a sostegno dell’industria pesante, pensate in termini generici nel primo piano di rinascita, si arrivò a farle quando ormai quella stessa industria era al collasso.

In questo contesto prevediamo di proporre un puntuale e definito nuovo rapporto tra la  nazione sarda, lo Stato italiano e l’Unione Europea nell’ambito di un riconoscimento chiaro e inequivocabile sul piano del riequilibrio fiscale con definiti obiettivi strategici:

  • un regime fiscale indipendente della Sardegna teso ad abbattere i costi dell’insularità sulle produzioni e sui consumi;
  • un regime speciale delle tariffe energetiche teso a riequilibrare il divario con la media europea del costo energetico per i cittadini e per le imprese;
  • un regime permanente di agevolazioni e di oneri del servizio pubblico per quanto riguarda la continuità territoriale tra passeggeri e merci;
  • l’imposizione, d’intesa con lo Stato e con l’Unione Europea, sul territorio sardo di un onere del servizio pubblico sulla vendita dei prodotti petroliferi ai residenti e agli operatori che svolgono la propria attività sul territorio della nazione sarda teso ad abbattere i relativi costi in funzione di un pieno riequilibrio;
  • l’applicazione immediata di tutte le azioni di riequilibrio alla RAS delle condizioni permanenti di isola al fine di compensare il divario economico, sociale e infrastrutturale e di predisporre con la Regione una piattaforma strategica per il suo sviluppo;
  • la definizione di regimi fiscali e contributivi da sottoporre all’Unione Europea, a partire dalla realizzazione della zona franca integrale della Sardegna.

  

DAI PORTI ALLA ZONA FRANCA INTEGRALE

In tal senso la proposta è fondata su tre cardini legislativi:

Al fine di compensare gli squilibri economici e sociali derivanti dalla condizione insulare è istituita la zona franca integrale insulare.

La zona franca integrale insulare della RAS è istituita in attuazione degli articoli 12 e 13 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75, e dell’articolo 22, comma 1, lettera g), della legge 5 aprile 2009, n. 42.

La zona franca integrale insulare della Regione Sardegna è costituita dal territorio nazionale sardo (coincidente con quello della RAS, comprese le sue Isole minori), ed è situata fuori dalla linea doganale.

 

LA ZONA FRANCA SARDA

Alla serrata negoziazione con lo Stato italiano e l’Europa per l’immediata attuazione della zona franca integrale insulare della Sardegna, da perseguire anche attraverso urgenti azioni legali e giudiziarie a tutti i livelli comprese quelli internazionali va affianca la proposta innovativa e rivoluzionaria sul piano fiscale della Zona Franca Sarda

Si tratta di un piano economico fiscale innovativo proteso ad attuare uno sviluppo autopropulsivo dell’economia sarda, capace di generare nuove entrate fiscali, da ridistribuire a produttori, commercianti e consumatori attraverso sgravi fiscali e credito d’imposta, capace di generare un’inversione di tendenza strutturale e strategica dei consumi, abbandonando strutturalmente la dipendenza da consumi legati ad importazioni di ogni genere a partire dall’agroalimentare.

Il piano che proponiamo, messo a punto con i maggiori esperti economici e fiscalisti, è chiaro: più si consuma sardo più aumenta il prodotto interno lordo. Se un cittadino acquista ad esempio 1000 euro di prodotti sardi, avrà uno scontrino che lo attesterà e questo gli darà diritto ad uno sgravio fiscale o ad un credito d’imposta. Introdurremo lo scontrino percentualizzato che registrerà l’inversione di tendenza, per esempio 80% sardo, 20 % esterno. Tale meccanismo di calcolo e rendicontazione dei consumi, finalizzato all’attribuzione premiale e proporzionale dello sgravio fiscale, è in grado di innescare un processo economico autopropulsivo in grado di generare maggiori consumi del prodotto sardo a cui si concatena l’incremento delle produzioni e le conseguenti maggiori entrate fiscali da riutilizzare in chiave incentivante e premiale.

In questa direzione va specificato che non si tratterebbe in alcun modo di politiche di aiuti di Stato ma di stringenti politiche di riequilibrio, visto che in Sardegna produrre costa molto di più di qualsiasi altra parte.

Il piano che proponiamo mira a ribaltare le importazioni di prodotti dal continente europeo e sviluppare processi di autoconsumo interni in grado di generare più produzioni e consumi di prodotti sardi, generando nuove entrate fiscali. 

Questo piano è stato avallato da importanti economisti e fiscalisti.

In questo contesto prevediamo dunque una duplice zona franca, una interna ed una esterna. Dobbiamo essere internazionalmente attrattivi sul piano fiscale modificando la linea extradoganale e nel contempo attuare una zona franca integrale insulare in grado di favorire le produzioni sarde e il loro consumo all’interno della nostra nazione. 

Non una zona franca per multinazionali che speculano, ma per chi vuole produrre e creare occupazione e sviluppo in Sardegna, compatibili con il nostro modello di sviluppo.